ANNO 41° - n. 05 del 01 FEBBRAIO 2012

URBS INFORMAZIONI

Settimanale a carattere informativo, culturale, tecnico, sportivo

esce il mercoledì

Autorizzazione Tribunale di Roma n. 14621 del 03.07.1972 - Proprietario, editore, direttore responsabile: Maurizio Longega

Direzione, redazione, amministrazione: via Cesare De Fabritiis 133, palazzina a, box 9, 00136 Roma

Tel. 330734215

CORRISPONDENZA - POSTA ELETTRONICA: mlongega@quipo.it

SITO: http://www.longegamaurizio.it

stampa in proprio in soluzione informatica - divulgazione gratuita - le notizie possono essere liberamente riprodotte

in caso  di cattiva ricezione o messaggio incompleto contattare il numero telefonico 330/734215

Il settimanale Urbs Informazioni offre un servizio, non effettuata intermediazioni e non riceve commissioni,

non risponde del contenuto e della puntualità di uscita degli articoli, nonché degli annunci e della pubblicità.

Non è responsabile di eventuali ritardi e/o perdite causate da mancata o errata pubblicazione.

Non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori od omissioni nella pubblicazioni di notizie, annunci, leggi, ordinanze o bandi di concorso o parti di essi.

La collaborazione sarà richiesta solo dalla direzione che si riserva il diritto, a suo insindacabile giudizio, di pubblicare, ripetere, rifiutare o sospendere le inserzioni, gli articoli,.

Le foto ricevute,  anche se non pubblicate, non saranno restituite.

Gli articoli pubblicati con  nome e cognome dell’autore rispecchiano soltanto il pensiero dell’articolista.

Gli spazi presenti nel sito: “longegamaurizio.it” sono parte integrante del settimanale

a carattere informativo, culturale, tecnico, sportivo “Urbs Informazioni”

 

Dal 1° gennaio 2009 sulla linea 0639722092 non è più attivo il fax,

comunicazioni  solo per  posta elettronica.

 

La testata URBS Informazioni ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Associazione Culturale “Leonardo e le Muse”

per la promozione e la valorizzazione della creatività giovanile.

Informazioni:

http://www.leonardoelemuse.org
http://www.leonardoelemuse.org/sinergie.asp

 

 

 

2ML

Direttore responsabile

Maurizio Longega

 

Notizie anche negli spazi:

·                    Agenda sport

·                    Sport

·                    Notizie utili

·                    Istruzione

·                    Associazione veterani sportivi

 

2012

“Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra le Generazioni”

 

Il Parlamento Europeo ha ufficialmente dichiarato il 2012 “Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra le Generazioni”. Il sostegno del PE rappresenta il passo finale prima del lancio dell’Anno Europeo il prossimo gennaio. La sfida per i responsabili politici e tutte le parti interessate è migliorare le possibilità di invecchiare restando attivi e di condurre una vita autonoma, intervenendo in settori tanto diversi quanto il lavoro, l’assistenza sanitaria, i servizi sociali, l’istruzione per gli adulti, il volontariato, gli alloggi, i servizi informativi o i trasporti. L’Anno europeo mira ad incoraggiare tutti i responsabili politici e i soggetti interessati a fissare degli obiettivi e realizzarli. Il 2012 vuole andare al di là dei dibattiti e produrre risultati concreti.

 

In questo numero:

 

Italia e direttive europee

Una settimana di debacle

 

Difensore Civico

Alemanno ignora lo Statuto di Roma Capitale

 

Roma Capitale

Gli alberi dove sono?

 

Liberalizzazione Orari negozi

I sindacati fanno una battaglia contro consumatori e lavoratori, che sono il dominus della situazione

 

La crisi non ferma l’assunzione delle badanti

In 10 anni stranieri quintuplicati

 

Nei numeri precedenti:

 

Agenzie di rating

Crearne una europea?

La crisi dell'Europa occidentale

 

Roma

Stazione Termini

Che degrado!

 

Taxi Fiumicino- Roma

StessA corsa ma tariffe diverse, del 50% in più

Una storia incredibile che dura da anni. Occorre liberalizzare

 

Rai e compensi.

Non rispettata la legge

 

UNA MOZIONE SALVA-PROVINCE DEI PARLAMENTARI PIEMONTESI

PER LA REVISIONE DEL SISTEMA DELLE AUTONOMIE LOCALI

 

Tasse

nove giorni di lavoro al mese per pagarle

 

Invecchiamento cognitivo

cervello in declino già dai 45 anni

 

La crisi cambia le abitudini a tavola

il 57% degli italiani spreca meno cibo

 

Come risparmiare sulla bolletta del gas

i consigli dei consumatori

 

Taxi

Perche' si compra la licenza?

 

Assicurazioni auto e liberalizzazioni

Il costo medio in Italia e' 407 euro, in Europa 230

Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni

 

Liberalizzazioni

Farle non annunciarle

 

le parole chiave di Monti

Liberalizzazioni, occupazione, merito e concorrenza

 

Vacanze rovinate

Cosa fare

 

LA CLASSE ENERGETICA DEGLI EDIFICI: INTERESSA A 1 ITALIANO SU 4

E QUASI 1 SU 3 HA EFFETTUATO INTERVENTI DI RIQUALIFICAZIONE

 

Animali

Il cane può visitare il padrone in ospedale

una importante decisione del tribunale

 

Gli auguri per il 2012

 

PROVINCIA DI TORINO

Dati e analisi sull’attività nel 2011

SAITTA: “NON DIFENDIAMO LE NOSTRE POLTRONE, MA UN MODELLO DI GESTIONE OCULATA DELLE PROVINCE”

 

IL VENETO SEGUE IL PIEMONTE E FA RICORSO ALLA CORTE

COSTITUZIONALE CONTRO L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

La provincia di Torino proroga di un anno i contratti dei precari

 

LAVORO

Giovani neoassunti: 6 su 10 nelle piccole imprese

 

Oltre la metà dei lavoratori italiani è tutelata dall’Articolo 18

Ma per giovani e donne la flessibilità in uscita è già realtà.

Oltre il 40% dei lavoratori Under 35 e delle donne lavora in piccole aziende

per cui non vale il reintegro sul posto di lavoro. E il 12% dei giovani occupati

ha un contratto a termine in aziende medio-grandi

 

Villa Ada (Roma)

Che sconforto!

 

Situazione esplosiva ai Pronto Soccorso di Roma

allarme rosso per sovraffollamento

 

Giustizia

Abolire l’obbligo dell’avvocato per tutte le cause civili dinnanzi il giudice di pace, adottando il modello europeo per le cause di modesta entita'

 

PROVINCE

RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

Diritti consumatori

Nuova direttiva UE

 

Saldi

cerchiamo di non essere ridicoli

aboliamo questa parola da qualunque normativa

 

 

Italia e direttive europee

Una settimana di debacle

 

Una settimana di vera e propria debacle dell'Italia. La Ue invia note a raffica e minaccia di trascinare il nostro Paese davanti alla Corte di Giustizia Europea per inosservanze alle direttive comunitarie. Ecco le infrazioni e gli interventi della Commissione europea.
1. la Commissione interviene per garantire l'attuazione in Italia delle norme UE semplificate in materia di fusioni e scissioni e rispettare l'obbligo di attuare norme semplificate in materia di fusioni e scissioni per le società per azioni europee. Il termine ultimo per attuare le disposizioni era il 30 giugno 2011.
2. La Commissione chiede all'Italia di rispettare le norme sui rifiuti delle industrie estrattive. La Commissione ha individuato diverse carenze indicate in una lettera di costituzione in mora inviata all'Italia nel marzo 2011.
3. La Commissione invita l'Italia a rendere più rigorosa la legislazione sulla responsabilità ambientale. La Commissione ha evidenziato tali carenze in una lettera di costituzione in mora inviata alle autorità italiane nel febbraio 2008, seguita da un parere motivato il 23 novembre 2009.
4. La Commissione sollecita l'Italia a conformarsi alle regole dell'UE in tema di autorizzazione alla commercializzazione dei medicinali generici. La Commissione sollecita l'Italia ad assicurare la piena ottemperanza alla direttiva entro due mesi.
5. La Commissione sollecita 13 Stati membri ad attuare il divieto d'uso di gabbie non modificate per le galline ovaiole. Si doveva applicare la direttiva a decorrere dal 1 gennaio 2012 poiché la direttiva stessa è del 1999 e la Ue aveva concesso 12 anni per applicarla.
Dire che siamo europei è una barzelletta.

 

Difensore Civico

Alemanno ignora lo Statuto di Roma Capitale

 

Con l’accordo firmato tra il Sindaco Alemanno e il Codacons per l’apertura di uno sportello a tutela dei cittadini, il Responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione “G. Dossetti: i Valori” (www.dossetti.it), Corrado Stillo, ha dichiarato:

“Sulla vicenda del Difensore Civico di Roma la Giunta Alemanno ha dimostrato l’incapacità di dare attuazione a quanto dispone lo Statuto di Roma Capitale che, all’art.14, afferma che il Difensore Civico è eletto dal Consiglio Comunale con il voto favorevole dei due terzi dei Consiglieri e, dopo la terza votazione, della maggioranza assoluta dell’Aula.

All’indomani dell’elezione del nuovo Consiglio Comunale fu varato un bando per le candidature, le raccolte di firme, il coinvolgimento delle Consulte.

Le candidature proposte vennero vagliate dall’apposita Commissione Comunale che completò l’istruttoria e poi non si seppe più nulla.

Il Codacons e le altre organizzazioni di cittadini già fanno, nel loro ambito, tutela dei diritti dei cittadini.

Il Difensore Civico di Roma avrebbe dovuto essere, invece, un organo di espressione della democrazia civica e municipale eletto dai rappresentanti dei cittadini e non il referente di una organizzazione privata.

La rinuncia al dibattito e al voto del Consiglio Comunale appare un vero e proprio esproprio ai cittadini del Difensore Civico, oggi più che mai necessario, per segnalare abusi, disfunzioni, carenze, ritardi, corruzioni.

Nominandolo il Sindaco, su sua fiducia, la parzialità e la terzietà di uno sportello sui diritti può apparire dubbia e dare adito a più di una perplessità”.

 

Roma Capitale

Gli alberi dove sono?

 

A Roma, dove sono finiti gli alberi?

Una bella domanda da fare al sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno.

Farsi un giro per il Quartiere Trieste, area piazza Vescovio, e in qualche altro posto, è illuminante di come venga curato il verde. Qualsiasi cittadino può testimoniare il degrado della Capitale d'Italia: spazi predisposti per alberi, senza alberi o con mozziconi di una pianta che fu, e sono anni che è così.

Mentre si fa un bando da 4 milioni per dotare di un elicottero la Polizia Municipale, si lascia degradare la città per mancata manutenzione.

Allora, una domanda al Sindaco Alemanno: perché non utilizza gli elicotteri della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale per il controllo dell'abusivismo e destina quei 4 milioni alla cura del verde cittadino?

 

Liberalizzazione Orari negozi

I sindacati fanno una battaglia contro consumatori e lavoratori, che sono il dominus della situazione

 

Accesso facile al negozio significa fare una spesa oculata, con più tempo per leggere le etichette. Slow, lento, che va tanto di moda in questo mondo frenetico, ma significa anche tutela della propria salute alimentare. Significa meno intasamenti del traffico nelle ore di punta e quindi meno inquinamento. Significa migliori relazioni sociali col “casolin” che ti taglia un pezzo di Asiago e ti consiglia che vino abbinarci. Più tempo per gli acquisti biologici. Significa che se io vado dopo cena a fare una passeggiata posso anche fermarmi a prendere un chilo di frutta. Le città sono più vive, perché hanno punti luce dove passeggiare con sicurezza. Ora le città sono in preda all’oscurità degli uffici chiusi.

I Sindaci cosa hanno fatto per arrestare la moria di negozi in centro assaliti da affitti spaventosi?

E le Regioni che hanno concesso e concedono una valanga di metri quadrati di licenze commerciali per la grande distribuzione – senza pari in
Europa – dovrebbe vergognarsi.

Ora non hanno titolo per assumersi a difensori del piccolo commerciante.

Assunzioni part time significa più lavoro per chi ne ha voglia e possibilità di cercare nuove nicchie di mercato.

Non solo i commercianti lavorano la domenica, ma tante altre categorie garantiscono il servizio ai consumatori 7 giorni su 7.

In questo caso, i sindacati fanno una battaglia contro consumatori e lavoratori, che sono il dominus della situazione.

 

La crisi non ferma l’assunzione delle badanti

In 10 anni stranieri quintuplicati

 

La richiesta di badanti non si ferma neppure di fronte alla crisi: dal 2001 il numero di lavoratori domestici stranieri è quintuplicato raggiungendo quota 711mila. Nelle casse dell’Inps sono stati versati nel 2010 700milioni di €, pari a 985 €, a persona a fronte di un guadagno medio annuo di 5.828 €. Identikit della badante? Donna, straniera, di 41 anni, proveniente dall’Est Europa, che lavora per 28 ore la settimana dichiarandone 33. Questi alcuni risultati di una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org) che ha analizzato gli ultimi dati Inps sui lavoratori domestici iscritti all’istituto previdenziale.

Quanti sono e quanto contribuiscono. In Italia si contano nel 2010 oltre 871mila lavoratori domestici regolarmente iscritti all’Inps. Di questi il 81,5% è straniero (710mila unità), e tra questi il 71,8% proviene da paesi extracomunitari. Dal 2001 al 2010 a crescere sono stati gli stranieri: in dieci anni il loro numero si è quasi quintuplicato (+408,3%), mentre per gli italiani si tratta appena del +23,7%. Complessivamente i lavoratori domestici versano nelle casse dell’Inps 834 milioni di € in contributi, di cui l’83,9% da colf e badanti di origine straniera (699 milioni di €). Nell’ultimo periodo (2001-2010) la crescita dei contributi versati è stata del +274,8%, ma se si osserva la parte riservata agli immigrati si tratta del +487,6% (quindi quasi sei volte). Se si rapporta il valore dei contributi versati e il numero di lavoratori domestici, si calcola un contributo medio annuo procapite che ammonta a 957€. Ma se gli italiani versano 834€, per gli stranieri si tratta di 985€, di cui 1.000€ per i lavoratori extracomunitari e 946€ per i comunitari.

L’identikit del lavoratore domestico. Le colf e le badanti sono per la stragrande maggioranza donne, sia per i lavoratori italiani che per quelli stranieri. Le italiane hanno mediamente 46 anni, lavorano per 20 ore la settimane e dichiarano 36 settimane lavorative all’anno. Ricevono una retribuzione media annua di 4.805 € e versano nelle casse dell’Inps 834 € a testa. Le lavoratrici domestiche straniere sono più giovani delle italiane (in media hanno 41 anni, 43 per le comunitarie), lavorano per 28 ore settimanali (quindi 8 ore in più delle italiane) e dichiarano 33 settimane lavorative all’anno (ma per le extracomunitarie si tratta di 34 settimane). Ricevono una retribuzione annua media di 5.828 €, un po’ più elevata per le donne extracomunitarie (1.000€) che per quelle comunitarie (946€). Più della metà delle lavoratrici domestiche straniere proviene dall’Est Europa (57,3%), il 20,5% dal continente asiatico. La rimanente parte si suddivide tra Sud America (10,8%) e Africa (9,4%).

La diffusione nelle province. Roma, Milano e Torino sono le prime tre province italiane per numero di badanti: la capitale, con i suoi 104mila iscritti all’Inps, raccoglie il 14,7% del totale delle badanti italiane, Milano l’11,5% e Torino il 4,4%. Sebbene in tutte le aree la presenza straniera sia molto forte, le province settentrionali mostrano un’incidenza di poco superiore rispetto alle aree meridionali. Unica eccezione è la Sardegna dove generalmente le badanti e le colf sono per la maggior parte italiane. Se si rapporta invece il numero di lavoratori domestici sul totale degli anziani over 75 si osserva come Roma e Milano si distinguono ancora una volta dalle altre province: su mille persone di quell’età si contano nella capitale 259 badanti e nel capoluogo lombardo 209, quando a livello nazionale la quota è di appena 116.

 

Agenzie di rating

Crearne una europea?

La crisi dell'Europa occidentale

 

La Procura di Trani invia la Guardia di Finanza negli uffici di Standard and Poor's per supposte manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate. L'Europa dovrebbe dotarsi di una sua agenzia di rating, dice il presidente della Bce, Mario Draghi, ribadendo come la reputazione delle agenzie sia stata "intaccata durante la crisi".

Ovvio, che le agenzie di rating non sono la "Bocca della Verità" e qualche dubbio sulla esattezza delle loro analisi ci gira per il capo, così come una agenzia europea di rating non dovrebbe servire a dirci che siamo bravi; a suonarcela e cantarcela, insomma.

Purtroppo è l'Europa occidentale che è in crisi. In crisi per i propri mastodontici apparati pubblici, per i sistemi fiscali e per la configurazione del lavoro, della previdenza e dell'assistenza. Con l'economia globalizzata un operaio cinese ci batterà sempre, così come i lavoratori dell'Europa dell'Est saranno sempre più competitivi dei nostri. Per questo si delocalizzano le aziende e le produzioni. Non possiamo più stampare moneta per pagare debiti che si accumulano e, soprattutto, non siamo in grado di rispondere alle sfide dei mercati globalizzati. Rompere incrostazioni corporative e antichi tabù riesce difficilissimo, come stiamo costatando in questi giorni di proteste delle categorie professionali e imprenditoriali, arroccate nella difesa di vecchi privilegi.

Dobbiamo diventare più leggeri, flessibili e competitivi, altrimenti affonderemo.

 

Roma

Stazione Termini

Che degrado!

 

Stazione Termini, che degrado! Chiunque transiti la stazione può testimoniare lo stato di incuria della Stazione e così il nuovo nome ufficiale della amministrazione capitolina.

Se questa è la Capitale figuriamoci il resto!

La stazione Termini è il maggiore scalo ferroviario d'Italia e il secondo in Europa dopo la Gare de Paris Nord per traffico di passeggeri. La stazione deve il suo nome alle vicine terme di Diocleziano. Ma alla grandeur non corrisponde una efficace e semplice manutenzione. Eppure per "riqualificare, valorizzare e gestire" Termini (con altre 13 stazioni ferroviarie) fu costituita Grandi Stazioni S.p.A, una società al 60 per cento di Ferrovie dello Stato, che controlla anche RFI (Rete Ferroviaria Italiana, responsabile del mantenimento in efficienza delle linee e delle infrastrutture ferroviarie). Eppure, nel 2009, l'utile netto di Grandi Stazioni è stato di 37,5 milioni di euro. Qualche euro per sistemare le pensiline, dalle quali piove e riattivare fontanelle poteva anche essere speso, per non parlare dei posa ceneri e dei raccoglitori di rifiuti da sostituire e delle pulizie che lasciano a desiderare.

La domanda la giriamo all'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti: oltre alla Freccia Rossa, che ne dice se si pone mano anche alla manutenzione e alle pulizie?

 

Taxi Fiumicino - Roma

StessA corsa ma tariffe diverse, del 50% in più

Una storia incredibile che dura da anni. Occorre liberalizzare

 

Una corsa in taxi dall'aeroporto di Fiumicino a Roma (entro le mura Aureliane) costa 60 o 40 euro?

Dipende.

Da cosa?

Dalle licenze ai tassisti.

Se vengono rilasciate dal Comune di Roma la tariffa è 40 euro, se, invece, vengono rilasciate dal comune di Fiumicino la tariffa sale a 60 euro, il 50% in più. Occorre mettersi nei panni di un turista, che difficilmente conosce la lingua italiana, riservata a pochi eletti, che scende all'aeroporto intercontinentale "Leonardo da Vinci" di Fiumicino (RM) e che prende un taxi: per arrivare a Roma. Se sarà fortunato, gli toccherà un taxi del comune di Roma e pagherà 40 euro, se invece sarà sfortunato, prendendo quello del Comune di Fiumicino, pagherà 60 euro.

I taxi, ovviamente sono in fila uno dietro l'altro ed è complicato scegliere: occorrerà guardare sulla carrozzeria se c'è scritto l'uno o l'altro Comune.

Chi spiegherà il mistero all'ignaro turista giapponese che, oltre a pagare cifre astronomiche per un pranzo, dovrà anche pagare di più per lo stesso servizio di trasporto?

Una notizia del genere ci farà sommergere dalle risate a livello internazionale. I tassisti sono sul piede di guerra. Le resistenze e la tutela del proprio "particolare", come diceva Guicciardini, sono emblematiche, così come lo erano le norme che consentivano differenti prezzi per lo stesso percorso. Una storia che dura da anni. Liberalizzare le licenze ci sembra la strada migliore per rompere incrostazioni decennali. Con il nuovo decreto dovrebbe cambiare qualcosa. Per gli utenti, speriamo.

 

Rai e compensi

Non rispettata la legge

 

La Rai non rispetta la legge da 4 anni e il governo non interviene.

Parliamo dei compensi ai consulenti e professionisti esterni che la Rai elargisce senza la trasparenza che la legge le impone. Sull'argomento, enti a tutela dei cittadini sono intervenuti più volte anche con un esposto alla Corte dei Conti di ben 4 anni fa, al quale è seguita una interrogazione della senatrice Donatella Poretti, ma tutto è rimasto avvolto nelle nebbie più fitte.

Il portale della Rai, con l'indicazione dei compensi, indica ancora "Lavori in corso".

Occasionalmente, il tema dei costi e dei compensi distribuiti da "mamma Rai" riappare sui media, per poi tornare nell'oblio. I contribuenti, invece, continuano a pagare in attesa che qualcuno chiarisca come vengono spesi i soldi della "tassa Rai", detta eufemisticamente canone che dovrà essere pagata in questo mese e che ha visto l'ennesimo aumento.

Come si fa a chiedere al cittadino di rispettare la legge quando chi dovrebbe farla rispettare, il governo e i suoi organi, non la rispettano?

 

UNA MOZIONE SALVA-PROVINCE DEI PARLAMENTARI PIEMONTESI

PER LA REVISIONE DEL SISTEMA DELLE AUTONOMIE LOCALI

La disponibilità bypartisan emersa stamani durante la presentazione

dello studio dell’Università Bocconi sul riassetto delle Province

 

I parlamentari piemontesi sono disponibili a sottoscrivere una mozione d’indirizzo sul tema del riordino delle autonomie locali, che superi l’abolizione delle Province, così come è stata delineata nel cosiddetto “Decreto salva Italia” del Governo Monti. La disponibilità è stata espressa dai parlamentari presenti nella sede di Corso Inghilterra della Provincia di Torino, in occasione della presentazione dello studio sul riassetto delle Province italiane, realizzato dal professor Lanfranco Senn e dal dottor Roberto Zucchetti dell'Università Bocconi di Milano. Lo studio dimostra che la soppressione degli Enti locali intermedi tra Comuni e Regioni non sarebbe assolutamente vantaggiosa e comporterebbe un peggioramento dei servizi erogati ai cittadini. La relazione finale dello studio è disponibile nel portale Internet della Provincia di Torino, alla pagina http://www.provincia.torino.it/speciali/2011/appello_congiunto_province/dwd/proposta_upi_06dic11.pdf

Giorgio Merlo, parlamentare del PD, ha lamentato il fatto che la recente bocciatura dei quesiti referendari sulla legge elettorale “ha nuovamente scatenato la campagna antipolitica, con la richiesta da parte dell’IdV di calendarizzare al più presto la discussione sull’abolizione delle Province”. I parlamentari presenti all’esposizione dello studio dell’Università Bocconi sono invece convinti che il contenimento dei costi della pubblica amministrazione e della rappresentanza politica sia possibile e doveroso, ma che la priorità non sia certo l’abolizione delle Province, le quali hanno aumentato notevolmente la propria efficienza amministrativa negli ultimi anni. Secondo l’onorevole Merlo, la mozione bypartisan sulla riforma delle autonomie locali dovrebbe riprendere le proposte che i Presidenti delle Province di Milano e Torino, Guido Podestà (collegato in videoconferenza da Milano) e Antonio Saitta hanno recentemente avanzato dalle colonne del Corriere della Sera: ridurre il numero di Province, riorganizzarne le funzioni (eliminando i doppioni), rivedere l’intero sistema degli uffici periferici provinciali dell’amministrazione statale (Camere di commercio, Provveditorati alle opere pubbliche, Prefetture e così via). Il senatore Mauro Marino (PD) da parte sua ha ricordato come già precedenti studi avevano dimostrato che l’abolizione delle Province avrebbe generato ulteriori costi e creato problemi nella riorganizzazione degli organi periferici dello Stato. La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha esaminato a suo tempo una proposta bypartisan che riassegna le funzioni delle Regioni e delle Province, abbattendo i costi della pubblica amministrazione. E’ inoltre in discussione in Parlamento il nuovo Codice delle Autonomie. I parlamentari presenti, compresi gli onorevoli Roberto Simonetti e Maria Teresa Armosino, rispettivamente Presidenti delle Province di Biella e di Asti, si sono impegnati a promuovere un dibattito che unifichi le diverse proposte in discussione, elaborando una riforma organica delle autonomie locali; una riforma che, hanno sottolineato Simonetti e Armosino, non può non tener conto del fatto che il ruolo delle Province è garantito dalla Costituzione. Il Presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, ha chiuso l’incontro auspicando che analoga disponibilità a trattare il tema venga espressa dai parlamentari lombardi, stimolati dal collega Podestà.

 

Tasse

nove giorni di lavoro al mese per pagarle

 

La tradizionale capacità di risparmio delle famiglie italiane non riesce più a tener testa alla crisi e all’aumento della pressione fiscale, tanto che nel 2011 sono diminuite le giornate di lavoro destinate all’accantonamento dei tesoretti di famiglia, mentre sono invece aumentate le giornate di lavoro dedicate allo Stato. Ovvero, si lavora più tempo, circa nove giornate al mese in tutto, per pagare le tasse, mentre le rimanenti giornate sono destinate all’acquisto di beni di consumo e servizi. Secondo il ‘Calendario 2011 della spesa familiare’, una ricerca realizzata dal Sole 24 Ore/Centro Studi Sintesi utilizzando le medie Istat, una coppia di lavoratori dipendenti con due figli nel 2011 ha destinato, ogni mese, 20 giorni di lavoro per le spese tra beni alimentari, abbigliamento, abitazione, trasporti, telefonia e tempo libero, altre 8,6 giornate alle imposte e i contributi e quel poco che resta al risparmio. Due dipendenti con un solo figlio, invece, risultano dedicare 19 giornate ai consumi e 9 giorni di lavoro alle imposte. Nel loro caso per il risparmio sono rimasti solo 2,3 giornate di lavoro (a fronte delle 2,7 nel 2010).

Nell’analisi sono state considerate due famiglie tipo rappresentative del panorama nazionale: la coppia con un figlio, circa il 17 per cento delle famiglie italiane, e quella con due figli, pari al 16,2 per cento dei nuclei. Entrambe le tipologie di nucleo familiare si preparano ad affrontare un 2012 molto difficile sul fronte dei consumi, delle tasse e dell’occupazione: peseranno i rincari di luce, gas, autostrade, la prospettiva dell’aumento dell’Iva, il peso delle manovre e delle nuove addizionali, la recessione con i suoi effetti sull’occapzione.

Nel calcolo delle imposte sono state considerate quelle previdenziali a carico del lavoratore, l’Irpef con l’incremento introdotto dal governo Monti con la manovra di fine anno, le addizionali regionali e comunali, la Tia/Tarsu applicata per un’abitazione di 80 metri quadri e calcolata sulla media di sette capoluoghi rappresentativi. Non sono state considerate le spese per gli investimenti come, per esempio, l’acquisto della casa. Per le due famiglie-tipo c’è stato un incremento significativo alle voci “abitazione ed energia”, dove l’aumento su base annuale è stato pari a quasi due giornate insieme a “trasporti e comunicazioni” (+1,2 giorni).

 

Invecchiamento cognitivo

cervello in declino già dai 45 anni

 

Prima del primo capello bianco, per uomini e donne, arriva il declino cognitivo, la perdita di funzioni del cervello che già a partire dai 45 anni fa rilevare alcune inefficienze nella memoria breve e nella capacità di ragionamento. Diventa, quindi, la mezza età e non più i 60 anni, la soglia dell’iniziodell’invecchiamento del cervello.

L’anticipo di tre lustri è stato decretato dai risultati di un imponente studio condotto dall’University College di Londra.

Gli uomini e le donne tra i 45 e i 49 anni coinvolti nella ricerca sono stati sottoposti a test di memoria, ragionamento e padroneggiamento del vocabolario e hanno fatto registrare un calo del 3,6% delle funzioni cognitive, rispetto alla fascia d’età più giovane. Una situazione che è pure peggiorata con l’aumentare degli anni: -9,6% negli uomini tra i 65 e i 70 anni e -7,4% nelle donne della stessa età.

Ad ospitare la ricerca che ha coinvolto oltre 7.000 inglesi seguiti dai ricercatori per dieci anni, (il campione comprendeva tutti dipendenti pubblici di diversi gradi gerarchici) è stato l’autorevole British Medical Journal ed è facile ipotizzare che questi risultati apriranno un dibattito sull’anticipo, di almeno 15 anni, delle azioni di prevenzione per la demenza senile e l’Alzheimer, considerato anche l’aumento dell’aspettativa di vita in molti Paesi, soprattutto occidentali.

I primi “intoppi”, da un punto di vista clinico, nel cervello di un quarantacinquenne interessano “le capacità esecutive che implicano destrezza e velocità nel prendere decisioni e la memoria a brevissimo termine – afferma Niccolò Marchionni, past president della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia – . Ma queste capacità sono compensate da un aumento della ponderatezza, dovuta all’esperienza. Per questo e per le migliorate condizioni di salute, gli anziani di oggi sono più ‘smart’, in condizioni migliori rispetto a venti anni fa”.

“In futuro, la ricerca deve identificare le determinanti del declino cognitivo e valutare la misura in cui gli esiti sono modificabili – si legge nello studio guidato da Archana Singh-Manoux – . Un cruciale passo successivo sarà quello di determinare la finestra d’età in cui gli interventi di prevenzione sono più vantaggiosi”.

Alcune indicazioni sono già chiare alla scienza: “l’effetto sinergico della dieta mediterranea e dell’attività fisica – aggiunge Marchionni – determina condizioni migliori nella prevenzione della demenza e dell’Alzheimer”.

 

La crisi cambia le abitudini a tavola

il 57% degli italiani spreca meno cibo

 

La crisi cambia le abitudini degli italiani, anche quelle alimentari. A tavola, ad esempio, si spreca meno. Secondo un’indagine Coldiretti-Swg, il 57 per cento degli italiani ha ridotto lo spreco di cibo proprio per effetto della mutata situazione economica. Tre italiani su quattro (72 per cento) prestano una maggiore attenzione alla spesa rispetto al passato, e nel 47 per cento dei casi la riduzione dello spreco passa per un acquisto più oculato, secondo la Coldiretti. Il 31 per cento riduce le dosi acquistate, il 24 per cento utilizza quello che avanza per il pasto successivo e il 18 per cento guarda con più attenzione alla data di scadenza. Si tratta -sostiene la Coldiretti- di una tendenza positiva in un Paese come l’Italia dove a causa degli sprechi dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate per un valore stimato in 37 miliardi. Dopo anni -continua la Coldiretti- si inverte la tendenza e aumenta il tempo dedicato dalla maggioranza degli italiani (55 per cento) a fare la spesa. Il 61 per cento degli italiani – precisa la Coldiretti – confronta con più attenzione i prezzi, il 59 per cento guarda alle offerte 3 x 2 ma ben il 43 per cento si accerta comunque della qualità dei prodotti e una percentuale analoga verifica la provenienza. Emerge una tendenza alla ricerca del miglior rapporto prezzo qualità per l’alimentazione davanti alla vastità dell’offerta sugli scaffali ma -continua la Coldiretti- solo l’16 per cento degli italiani dichiara di aver ridotto la spesa o rimandato gli acquisti alimentari”.

 

Come risparmiare sulla bolletta del gas

i consigli dei consumatori

 

Non solo fermarsi alla stazione di rifornimento, ma anche accendere i fornelli verrà a costare sempre di più nell’anno che si è appena aperto, sia pure con un peso diverso sulle tasche degli italiani. Eppure, anche se la bolletta del gas incide assai meno del pieno di benzina sui bilanci familiari, qualche accortezza per risparmiare non può che essere utile, specialmente in tempi tanto duri. Gli utili consigli vengono da Federconsumatori, che consiglia anzitutto di stare attenti mentre si cucina, ad esempio ricordandosi di utilizzare sempre il coperchio durante la cottura, ma anche di usare per la bollitura l’acqua necessaria senza eccedere. Anche spegnere il fornello un po’ prima della fine della cottura può essere utile, sfruttando il calore residuo della pentola e quando è possibile sfruttare le pentole a pressione. Per chi ha una caldaia a gas che utilizza anche per l’acqua calda è consigliabile di evitare di usare acqua troppo calda, accorgimento che evita anche che si creino formazioni calcaree sulla caldaia, riducendo la capacità. Un altro piccolo accorgimento è quello di ricordarsi di spegnere l’acqua calda, durante la doccia o mentre ci si fa la barba, quando ci si insapona. Ma oltre a contenere gli sprechi, è importante conoscere bene il mercato e scegliere quindi un tipo di riscaldamento conveniente. In questo caso ci viene incontro, tra le varie possibilità che offre la rete, Sostariffe. Fornendo pochi dati, tra cui la città dove attivare il servizio e una stima sulla spesa annua relativa al gas, il calcolatore del sito ci offre una panoramica esaustiva delle diverse possibilità, permettendoci di scegliere quella più vantaggiosa per noi.

 

Taxi

Perche' si compra la licenza?

 

Per quale motivo un cittadino che vuole fare il tassista deve comprare la licenza da un tassista in smobilitazione?

Chi lo autorizza? Chi lo permette? Chi non controlla?

A Milano la licenza costa qualcosa come 175mila euro. Una cifra da capogiro. Le licenze le dovrebbe attribuire il Comune sulla base di un bando che si chiama "Concorso pubblico per la formazione di una graduatoria finalizzata all’assegnazione di licenze per l’esercizio del servizio di autopubblica da piazza (Taxi)", al quale possono partecipare i cittadini italiani e europei.

Come é possibile avere una licenza comprandola da un tassista? Ovvio che non é consentito, ma sembra che si faccia.

Su quel prezzo si pagano le tasse?

Quando un tassista va in pensione dovrebbe restituire la licenza al Comune dal quale l'ha avuta.

Quali controlli vengono messi in atto perché questo avvenga?

Domande che rivolgiamo ai Sindaci d'Italia e ai tassisti.

 

Assicurazioni auto e liberalizzazioni

Il costo medio in Italia e' 407 euro, in Europa 230

 

L'assicurazione della propria automobile crea seri problemi agli italiani. Il costo medio nel nostro Paese é di 407 euro, in Europa é di 230. Alcune compagnie chiedevano addirittura 8.500 euro.

Come mai?

Possibile che non si riesca a livellare i "premi" (chissà perché si chiamano così) italiani a quelli comunitari?

Perché il mercato delle imprese assicuratrice è ingessato?

Le assicurazioni dicono che ci sono clienti troppo rischiosi, specialmente nel Mezzogiorno. Insomma, i costi sarebbero alti perché i virtuosi pagano per i furbi. Secondo l'Isvap la media delle frodi é del 2-3%, pressoché a livello europeo, ma abbiamo la maggior percentuale di lesioni personali, per intenderci, il famoso colpo di frusta. Per risolvere il problema delle frodi le assicurazioni dovrebbero aggiornare i propri sistemi di liquidazione dei sinistri. Ma é il sistema concorrenziale delle assicurazioni che non funzione. Poche sono le agenzie plurimandatarie ma, soprattutto, moltissime sono le imprese assicuratrici con amministratori in comune tra loro. Tali imprese rappresentavano l’87 per cento dell’attivo totale del settore!

Insomma se la suonano e se la cantano.

Ecco un argomento da porre all'attenzione del presidente Monti: la governance delle assicurazioni.

 

Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni

 

Dal 1° gennaio siamo entrati nell'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni, il cui principale obiettivo è agevolare la creazione di una cultura dell'invecchiamento attivo in Europa, basata su una società per tutte le età.

Oggi nella nostra società troppo spesso l’invecchiamento è percepito come una minaccia, un onere a carico dei più giovani e dei lavoratori. Eppure oggi si invecchia mantenendo una salute assai migliore rispetto al passato e le persone "più in là con gli anni" hanno accumulato competenze ed esperienze preziose che possono trasmettere ai giovani.

Per questo motivo, l’Unione europea ha proclamato il 2012 Anno europeo dell'invecchiamento attivo e delle solidarietà tra le generazioni, nell'intento di sostenere gli sforzi profusi dagli Stati, dalle autorità regionali e locali, dalle parti sociali e dalla società civile per promuovere l'invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni e sfruttare maggiormente il potenziale delle generazioni nate durante gli anni dell'esplosione demografica.

Oltre alla promozione di una cultura dell'invecchiamento attivo che valorizzi l'utile contributo degli anziani alla società e all'economia, l'iniziativa mira a mantenere la solidarietà tra le generazioni a fronte del rapido aumento del numero di persone anziane nella nostra società. Ciò richiede, tra l'altro, l'adeguamento delle condizioni di lavoro, la lotta contro gli stereotipi negativi e la discriminazione in base all'età, il miglioramento della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, l'adattamento dei sistemi di apprendimento alle esigenze di una manodopera anziana e la garanzia che i sistemi di protezione sociale siano adeguati e offrano gli opportuni incentivi.

Il progetto è nato dall'esigenza di adeguare le politiche UE ai seguenti cambiamenti demografici descritti nella Relazione demografica 2010 della Commissione europea: una prospettiva di vita della popolazione europea più lunga e sana rispetto al passato, il leggero incremento dei tassi di fertilità e, soprattutto, un notevole cambiamento del tessuto sociale, che vede un aumento del numero di "over 60" pari a circa 2 milioni di persone ogni anno.

 

Liberalizzazioni

Farle non annunciarle

 

La politica degli annunci. Deve essere una malattia che colpisce tutti coloro che hanno a che fare con il governo del nostro Paese, a tutti i livelli. Ora sembra che anche il governo "tecnico" del presidente Monti, inizi a soffrire della malattia. Un inizio, certo, ma si comincia sempre così, poi il "male" dilaga. Basterebbe ricordare le promesse, nel 2001, del candidato Berlusconi di portare a due le aliquote delle tasse, al 23 e al 33%. Il governo Monti annuncia decreti per liberalizzare alcuni settori, il che provoca le manovre delle varie lobby contrarie alle innovazioni. Sarebbe opportuno, dopo aver ascoltato (non concertato) le parti, di arrivare a provvedimenti concreti da annunciare nel momento che si attuano. Dei preannunci siamo un stanchi. Vogliamo i fatti. Di parole siamo stati sommersi.

 

le parole chiave di Monti

Liberalizzazioni, occupazione, merito e concorrenza

 

Liberalizzazioni, occupazione per i giovani, più spazio a merito e concorrenza. E, tra qualche settimana, magari anche una riforma della Rai.

Queste le parole chiave dell’intervista rilasciata dal Presidente del Consiglio Mario Monti al conduttore televisivo Fabio Fazio, nella trasmissione “Che tempo che fa” di domenica sera.

I conti pubblici, secondo il Presidente, sono stati messi in sicurezza dalle misure fin qui adottate, per questo ora ci si può concentrare sulla tanto agognata crescita e sul futuro dei giovani, rilanciandone l’occupazione. “Non occorrono altre manovre – ha rassicurato Monti – Occorrono più spazi a concorrenza e merito (liberalizzazioni). Ridurre quelle protezioni, i diversi modi in cui ogni categoria cerca di avvantaggiare chi è incluso nella roccaforte a danno di chi è al di fuori. Il disarmo bilanciato tra forze politiche, che in passato si confrontavano molto aspramente, ha consentito di prendere decisioni in modo pacato e condiviso. Un disarmo multilaterale di tutte le corporazioni in cui viviamo può consentirci di dare spazio alla concorrenza, al merito e ai giovani“.

La fiducia di Monti viene dal fatto di guidare un governo estraneo alle varie geometrie politiche, quindi potenzialmente più capace di agire sul fronte dello smantellamento dei privilegi. Alla domanda di Fazio su quale sarà il punto di partenza in tema di liberalizzazioni Monti risponde indicando la necessità di “agire su molti fronti contemporaneamente. Abbiamo dei chiari vincoli di tempo (UE): primo la modernizzazione del mercato del lavoro, senza alcun dogma e senza dividere i sindacati. Obiettivo: ammodernare il mercato del lavoro italiano e gli ammortizzatori sociali per creare più occupazione vera, rivolta ai giovani, occupazione non sussidiata dal bilancio pubblico”.

 

Vacanze rovinate

Cosa fare

 

Tornano inferociti. Sono i turisti che hanno avuto la vacanza rovinata da una serie di disservizi e hanno il dente così avvelenato che se potessero mordere un operatore turistico lo stenderebbero in pochi secondi!

Al danno non bisogna aggiungere la beffa e rivalersi in termini economici ci appare più che giusto.

Cosa occorre fare?

Vediamo.
1. Rimborsi: si possono ottenere per spese effettuate e non dovute, per mancata prestazione di servizi e per giorni di vacanza non usufruiti. Ricordiamo che la contestazione deve essere effettuata entro 10 giorni lavorativi dalla data del rientro, deve essere indirizzata al tour operator e all'agenzia, con raccomandata con avviso di ricevimento, allegando tutta la documentazione utile: depliant illustrativo, copia del contratto, foto o filmati del luogo, ricevute di pagamenti extra, denunce per furti o danneggiamenti, certificati medici, dichiarazioni scritte, testimonianze e così via.

In caso di risposta negativa si può ricorrere al Giudice di Pace.

2. Risarcimenti: si ha diritto al risarcimento per danno da vacanza rovinata, specialmente se questa é in relazione a particolari circostanze (viaggio di nozze, unico periodo di vacanze, ecc.). La richiesta segue la stessa procedura prevista per i rimborsi.

Consulenza si può avere:

1. telefonica al numero telefonico 895.96.97.997, orario 10/18 da lunedì a venerdì (numero a pagamento);

2. online “fai da te” con FAQ, schede pratiche e modulistica all'indirizzo http://sosonline.aduc.it;

3. online ponendo una domanda e ricevendo una specifica risposta. Il servizio é gratuito: http://sosonline.aduc.it/info/consulenza.php

 

LA CLASSE ENERGETICA DEGLI EDIFICI

INTERESSA A 1 ITALIANO SU 4

E QUASI 1 SU 3 HA EFFETTUATO INTERVENTI DI RIQUALIFICAZIONE

 

Secondo l’indagine sui comportamenti eco-sostenibili degli italiani realizzata da Fondazione Impresa, il 25,4% degli italiani ha cercato attivamente informazioni sulla classe energetica della propria abitazione.

Il 30,9% degli italiani ha effettuato interventi di riqualificazione energetica della propria abitazione. In particolare: sostituzione di infissi, interventi di isolamento e sugli impianti di riscaldamento.

I RISULTATI

Secondo l’indagine sui comportamenti eco-sostenibili realizzata da Fondazione Impresa su un campione di 600 italiani, il 25,4% degli italiani ha cercato attivamente informazioni sulla classe energetica della propria abitazione. Lo hanno fatto soprattutto gli uomini, tra i 35 e i 54 anni, diplomati e residenti nell’Italia settentrionale.

INTERVENTI

Mentre un italiano su quattro ha cercato informazioni sulla classe energetica della propria casa, quasi uno su tre (30,9%) ha operato interventi di riqualificazione energetica. In particolare, gli interventi hanno riguardato la sostituzione degli infissi (39,8%), l’isolamento dell’edificio (31,0%) e la sostituzione degli impianti di riscaldamento (21,7%). Residuale è stata, invece, l’installazione di pannelli solari termici (6,6%).

FUTURO

Nei prossimi due anni, il 21,8% degli italiani che ha dichiarato di non aver ancora effettuato interventi di riqualificazione energetica delle proprie abitazioni intende operare in tal senso. In particolare, la sostituzione degli infissi (48,1%), l’isolamento dell’edificio (24,1%) e la sostituzione degli impianti di riscaldamento (13,9%) continuano ad essere gli interventi più richiesti, aumentano tuttavia anche gli interventi di installazione dei pannelli solari termici (12,7%).

La bioedilizia o edilizia sostenibile rappresenta uno di quei settori che meglio di altri descrive la sintesi contenuta nell’espressione green economy o crescita sostenibile. L’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 anche attraverso la riqualificazione energetica degli edifici – affermano i ricercatori di Fondazione Impresa – rappresenta un importante volano di crescita offerto all’intero comparto delle costruzioni. La combinazione di negawatt (risparmio energetico) e di greenwatt (energia rinnovabile), che trova espressione nell’edilizia sostenibile, è destinata infatti a coinvolgere un ampio insieme di categorie economiche (edili, installatori, etc.) e di professionisti (progettisti, architetti, certificatori energetici). Gli italiani, dato che risparmio energetico significa anche risparmio economico, sembrano essere sensibili alla questione. Resta da capire – sostengono i ricercatori di Fondazione Impresa – quanto e come gli attori economici e politici abbiano voglia di trasformare un simile interesse in una vera e propria occasione di business. Tre sembrano le vie da percorre: comunicazione e informazione ai cittadini, formazione di operatori e di professionisti specializzati, normative chiare e sicure che aumentino la fiducia degli operatori economici e degli investitori.

 

Animali

Il cane può visitare il padrone in ospedale

una importante decisione del tribunale

 

Arriva dal tribunale di Varese una sentenza importante per il rapporto uomo animale e per la società italiana: una signora anziana affetta da gravi patologie potrà ricevere le visite nell'ospedale in cui é ricoverata del suo amico a quattro zampe. La sentenza richiama "l'evoluzione della coscienza sociale e dei costumi" e che riconosce come il sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse garantiti dalla Costituzione, nonché dalla Convenzione europea di Strasburgo per cui "la legge ha riconosciuto che l'uomo ha l'obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l'uomo e gli animali da compagnia, ha affermato l'importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società".
Considerazioni condivisibili che rispecchiano l'evoluzione dei comportamenti e dei rapporti tra l'uomo e in particolare gli animali da compagnia.
Peccato che ancora in Italia sia necessario ricorrere a sentenze di tribunali per vedersi riconosciuti tali diritti. Un Paese in cui viaggiare e muoversi con un animale che non sia da borsetta é praticamente impossibile, treni e mezzi pubblici sono praticamente vietati. Ora i cittadini confidano che queste sentenze facciano da apripista per modificare i regolamenti di Trenitalia ed anche per quello penitenziario per permettere ai detenuti di ricevere le visite del proprio amico a quattro zampe.

 

Gli auguri per il 2012

 

"..e senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età".

E' una frase della canzone di Lucio Dalla, "L'anno che verrà".

Un augurio che facciamo, ma abbiamo dei dubbi, come sempre.

Sarà un anno che vede e vedrà un "governo tecnico", con la rinuncia della politica ai motivi per cui é nata: governare.

Con i politicanti a dichiarare alla televisione di tutto e di più, cioè nulla. Il che fa la gioia dei media e la rinuncia all'informazione. Con una classe dirigente, non solo politica, a vivacchiare e spolpare l'osso, fatte le debiti eccezioni.

Il prossimo anno sarà quello delle elezioni nazionali, cioè quello dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età”? Speriamo di no, ma gli italiani, si sa, sono un po' smemorati, come affermiamo da anni.

 

PROVINCIA DI TORINO

Dati e analisi sull’attività nel 2011

SAITTA: “NON DIFENDIAMO LE NOSTRE POLTRONE, MA UN MODELLO DI GESTIONE OCULATA DELLE PROVINCE”

 

1390 Delibere della Giunta Provinciale, 65 Delibere del Consiglio Provinciale, un Bilancio di 564.719.341 Euro (al netto delle partite di giro), con spese correnti per 454.271.382 Euro e in conto capitale per 86.636.959 Euro: sono i dati che sintetizzano l’attività della Provincia di Torino nel 2011. Stamani, nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, il Presidente, Antonio Saitta, ha voluto fornire questi e altri numeri che raccontano un anno di lavoro dell’Ente, parlando dietro ai faldoni contenenti gli atti ufficiali (Delibere di Giunta, ma anche i 146 Decreti del Presidente e le oltre 17.000 Determine dei dirigenti) con cui la Provincia ha operato per fornire servizi importanti per il territorio e per i cittadini: dalla viabilità all’edilizia scolastica, dai Centri per l’Impiego alla formazione professionale, dall’agricoltura alla tutela della flora e della fauna, dall’esame dei Piani Regolatori Comunali (alla luce del nuovo Piano Territoriale di Coordinamento) alle autorizzazioni in materia di ambiente, acqua e rifiuti.

 

“Ognuno di questi faldoni sintetizza un problema, locale o di area vasta, una storia particolare, un servizio fornito dalla Provincia a comunità locali piccole e grandi. – ha affermato il Presidente Saitta, affiancato dal Presidente del Consiglio Provinciale, Sergio Bisacca – Oggi che è in discussione l’abolizione delle Province, siamo qui a riaffermare che abbiamo la presunzione di rappresentare un buon modello di gestione della cosa pubblica e di erogazione di servizi”. “Abbiamo investito negli anni scorsi ingenti risorse per i grandi eventi come le Olimpiadi e le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ma lo abbiamo sempre fatto con oculatezza, sapendo di dover gestire risorse che sono di tutti e che devono produrre un effetto benefico sull’economia locale. – ha proseguito Saitta – Non a caso, in pochi anni abbiamo ridotto le consulenze da una cifra che superava il milione di Euro a 107.000 Euro. Non a caso i nostri investimenti, immettendo liquidità nel sistema delle imprese, hanno un effetto moltiplicatore di 2,8: ciè ogni Euro investito, produce un giro d’affari di quasi tre volte”.

 

“La proposta di autoriforma presentata dalle Province piemontesi non è un’iniziativa di autodifesa da parte degli amministratori. – ha infine ribadito il Presidente – Siamo convinti che solo Province che abbiano dimensioni, popolazione e struttura amministrativa adeguata possono garantire i servizi ed una programmazione di area vasta ai rispettivi territori. A questo deve però accompagnarsi una riduzione e riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato, per risparmiare risorse ed evitare duplicazioni. Quello che è già stato definito il ‘Modello Piemonte’ ha suscitato interesse a livello nazionale ed alcuni parlamentari piemontesi si sono impegnati a proporlo in sede di discussione del nuovo Codice delle Autonomie”.

 

IL VENETO SEGUE IL PIEMONTE E FA RICORSO ALLA CORTE

COSTITUZIONALE CONTRO L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

La provincia di Torino proroga di un anno i contratti dei precari

 

Abolire le Province o riformarle, riducendo il numero di Enti e quindi i costi della politica e dell’amministrazione pubblica? Quale destino per gli attuali dipendenti delle Province, i precari così come gli specialisti con elevata professionalità, che servono le comunità locali rinunciando magari agli stipendi più alti che le imprese private potrebbero garantire loro? Chi decide se deve esistere o meno un Ente intermedio tra i Comuni - piccoli o grandi che siano - e le Regioni? Le scelte sul futuro della pubblica amministrazione competono solo alla politica nazionale o le comunità locali hanno ancora il diritto di dire la loro sul come vogliono essere amministrate? Sono gli interrogativi che il Consiglio Provinciale di Torino ha affrontato stamani nella seduta aperta che si è tenuta nella sede di corso Inghilterra, a cui hanno partecipato le organizzazioni sindacali e centinaia di dipendenti dell’Ente.

Il Presidente del Consiglio provinciale Sergio Bisacca ha sottolineato come quella torinese sia stata la prima assemblea consiliare provinciale a riunirsi in seduta aperta ai lavoratori ed ai sindacati per dibattere il futuro dell’Ente e per elaborare una proposta di mobilitazione nazionale. “Vogliamo far comprendere all’opinione pubblica che le Province, se riorganizzate, riformate e ridotte nel numero, possono assolvere funzioni di area vasta importanti al servizio delle comunità locali” ha detto Bisacca, lamentando la sottovalutazione delle decisioni del Governo Monti da parte dell’ANCI, che li rappresenta a livello nazionale. “I Comuni, - ha sottolineato il Presidente del Consiglio provinciale - non capiscono che potrebbero ritrovarsi a dover gestire competenze e servizi senza esserne in grado”. Il dibattito che ne è seguito è stato molto ampio ed ha coinvolto tutti i capigruppo delle forze politiche presenti in Consiglio (PD, PdL, Italia dei Valori, Lega Nord, UDC, Sinistra per la Provincia di Torino, Lega Padana Piemont), i rappresentanti delle RSU dei lavoratori della Provincia, i rappresentanti dei sindacati CGIL, CISL, UIL e CSA.

Il Presidente della Provincia, Antonio Saitta ha espresso condivisione con i dipendenti preoccupati per il loro futuro (sia quelli di ruolo che i precari) ed ha rivolto un appello alla mobilitazione contro quello che ha definito il “grande inganno”, che sta alla base della decisione di privare delle loro competenze Enti garantiti dalla Costituzione.

Saitta ha annunciato che per i precari è stata individuata una soluzione, che garantisce tutto il 2012. “Non difendiamo il nostro ruolo - ha ribadito il Presidente della Provincia - ma il patrimonio di professionalità di un Ente che è un esempio unico nel panorama della pubblica amministrazione locale italiana e che si è ulteriormente accresciuto negli ultimi anni, dopo il trasferimento di competenze da parte della Regione Piemonte. La stessa Regione ci chiede di condividere quel patrimonio di professionalità, di Segretari Generali, di dirigenti e di funzionari stimati e capaci”. Saitta ha poi sottolineato che “il Presidente Cota ha dichiarato più volte che la Regione non sarebbe in grado di assolvere ai nostri compiti amministrativi e di assorbire i nostri dipendenti, perché lo smantellamento della nostra macchina amministrativa e tecnica e la sua riorganizzazione in un altro Ente comporterebbe un notevole aggravio di costi. A livello nazionale, il grande inganno di cui è vittima l’opinione pubblica consiste nel ripetere che si risparmierebbero 12 miliardi di Euro abolendo le Province. Hanno iniziato a dirlo alcuni giornali e opinionisti, a cui sono andati dietro anche molti esponenti di forse poliitiche. Non è che abolendo le Provincie quelle funzioni che costano 12 miliardi spariscano. In realtà, le Province hanno costi più bassi delle Regioni, anche perché negli ultimi anni ci sono stati ridotti i trasferimenti”. “Oggi in Parlamento - ha proseguito il Presidente della Provincia di Torino - i maggiori critici delle nuove piccole Province sono quei parlamentari che ne hanno votato a suo tempo l’istituzione, su pressione delle forze imprenditoriali e del mondo economico locale”. Ricordando che la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sul ricorso della Regione Piemonte contro le norme del Decreto “Salva Italia” che riguardano le Province e che in Parlamento è tuttora in discussione il nuovo Codice delle Autonomie, Saitta ha rivolto un appello alle forze politiche e sindacali torinesi, affinché il progetto di razionalizzazione e riduzione delle Province piemontesi trovi ascolto da parte dei rispettivi referenti nazionali e indichi un percorso alle altre Province e Regioni. La proposta condivisa delle Province piemontesi e dalla Regione ha peraltro già suscitato attenzione e dibattito in Veneto, Toscana e nelle Marche, dove ci si appresta a varare proposte analoghe. La Regione Veneto è inoltre intenzionata, come il Piemonte, a ricorrere alla Consulta contro il Decreto del Governo Monti, sollevando la questione della possibile incostituzionalità delle norme rigurdanti le Province. “Contemporaneamente, - ha poi sottolineato il Presidente della Provincia di Torino - devono essere ridotte di numero le Prefetture e gli uffici periferici dello Stato, come Provveditorato alle opere pubbliche e Camere di commercio, se vogliamo ridurre in modo serio e strutturale la spesa pubblica e gli sprechi, evitando la destrutturazione della pubblica amministrazione”.

 

LAVORO

Giovani neoassunti: 6 su 10 nelle piccole imprese

 

“Nell’ultimo anno le piccole imprese, quelle fino a 15 addetti, hanno assorbito il 62,6% dei giovani neo-assunti. Le imprese più grandi appena il 17,4%”

“La piccola impresa guarda ai giovani! Nell’ultimo anno le imprese fino a 15 addetti hanno assunto oltre il 62% dei giovani occupati nel periodo.

Secondo i dati elaborati da Fondazione Impresa sono più di 303 mila i nuovi giovani assunti dalle piccole imprese rispetto ad un totale complessivo di 485 mila.

I nuovi giovani assunti dalle piccole imprese si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno (152 mila); seguono il Nord (99 mila) e il Centro Italia (53 mila).

Le sole microimprese (meno di 10 addetti) hanno assunto 240 mila giovani, assorbendo cioè il 50% del totale dei nuovi giovani assunti.

Il confronto con la grande impresa è nettamente a favore della piccola impresa; infatti, appena il 17,4% dei giovani che ha trovato lavoro nell’ultimo anno si è inserito in aziende a più grande dimensione (da 50 addetti in su).

Questa spinta giovanile nella piccola impresa si evince anche dall’analisi dell’incidenza delle nuove assunzioni di giovani rispetto al totale dei giovani occupati: nelle imprese fino a 15 addetti il 12% dei dipendenti giovani complessivamente impiegati è rappresentato da neoassunti mentre nel caso delle aziende di maggiori dimensioni l’incidenza scende al 6,5%.

Si tratta di un risultato – sostengono i ricercatori di Fondazione Impresa – che conferma le numerose opportunità lavorative offerte dalle microimprese.

Ultimo - ma non meno rilevante – la piccola impresa si dimostra più attenta alla componente femminile dell’occupazione giovanile; come emerge dalle elaborazioni – segnalano i ricercatori di Fondazione Impresa – l’incidenza delle assunzioni di donne giovani è superiore nel caso della piccola impresa (43,6% contro il 36,4% delle imprese più grandi).”

I RISULTATI

·                     Oltre 485 mila giovani (15-34 anni) hanno trovato un’occupazione nel corso dell’ultimo anno: 400 mila nuovi giovani assunti tra Nord (quasi 199 mila) e Mezzogiorno (poco più di 202 mila) mentre nel caso del Centro Italia i giovani nuovi assunti sono stati poco più di 84 mila.

·                     Il 62,6% del numero dei posti di lavoro (303 mila) sono stati messi a disposizione dalle imprese più piccole (fino a 15 addetti); le sole microimprese (meno di 9 addetti) hanno “canalizzato” il 49,4% delle nuove assunzioni di giovani (240 mila su un totale di 485 mila).

·                     Le imprese al di sopra dei 50 addetti hanno saputo attrarre appena il 17,4% delle nuove assunzioni di giovani (circa 85 mila posti di lavoro).

·                     In tutte le ripartizioni geografiche del nostro Paese è la piccola impresa a creare più posti di lavoro per i giovani, in particolare nel Mezzogiorno (75%); seguono il Centro (62%) e il Nord che si attesta su incidenze comunque elevate (50%).

·                     Per le piccole imprese la capacità di creare occupazione per i giovani determina anche un ringiovanimento delle strutture lavorative: nelle imprese al di sotto dei 15 addetti il 12% dei dipendenti giovani complessivamente impiegati è rappresentato da neoassunti mentre nel caso delle aziende di maggiori dimensioni l’incidenza scende al 6,5%.

·                     Le piccole imprese si dimostrano più attente anche alla componente femminile: quasi il 44% delle nuove assunzioni di giovani è rappresentata da donne, rispetto al 36% delle aziende con più di 50 addetti.

 

Oltre la metà dei lavoratori italiani è tutelata dall’Articolo 18

Ma per giovani e donne la flessibilità in uscita è già realtà.

Oltre il 40% dei lavoratori Under 35 e delle donne lavora in piccole aziende

per cui non vale il reintegro sul posto di lavoro. E il 12% dei giovani occupati

ha un contratto a termine in aziende medio-grandi

 

Nel 2010 sono poco meno di 7 milioni i lavoratori “protetti” dall’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, oltre la metà dei lavoratori italiani di fatto subordinati in aziende private. Scendendo lungo lo stivale il rapporto tra lavoratori protetti e non diminuisce, anche perché sale la proporzione di lavoratori in aziende con meno di 15 dipendenti. Solo per il 45% delle donne vale il reintegro sul posto di lavoro, ed il divario tra giovani ed adulti in protezione dal licenziamento è di quasi 20 punti percentuali, a causa anche dell’elevata incidenza di contratti a termine tra gli Under 30.

DATAGIOVANI ha stimato il numero di lavoratori del settore privato a cui può essere applicato l’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, basandosi sulle Rilevazioni delle forze di lavoro dell’Istat.

Quasi 7 milioni i “protetti”, circa 6 milioni e 400 mila gli “esclusi”. È questa la stima del numero di lavoratori del settore privato a cui può essere applicato o meno l’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che prevede il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa nelle imprese con più di 15 dipendenti. Sono infatti 6 milioni e 962 mila i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato occupati in aziende con più di 15 dipendenti; tra gli esclusi si contano invece 4 milioni e 640 mila dipendenti in aziende con meno di 15 dipendenti, 825 mila dipendenti a termine delle aziende medio-grandi e poco più di 900 mila collaboratori e partite iva con un unico committente. Il risultato è che il 52% dei lavoratori può essere definito “protetto”.

Più lavoratori “protetti” al Nord. Il tasso di protezione è del 57% circa al Nord (con punte del 58% in Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Valle d’Aosta), contro il 48% del Centro ed il 44% del Mezzogiorno (si scende al di sotto del 40% in Calabria e Sardegna). Il motivo va ricercato soprattutto nel fatto che al Centro e al Sud è più elevata la proporzione di lavoratori impiegati in piccole imprese. Va però rilevato che in queste ripartizioni la percentuale di lavoratori del pubblico impiego, esclusi da questa analisi, è più elevata del Nord Italia.

Giovani e donne: flessibilità in entrata ed in uscita. Ancora una volta come spesso accade quando si parla di mercato del lavoro nel nostro Paese, donne e giovani masticano amaro: le prime scontano una protezione del 12% inferiore agli uomini (45% contro 57%), gli Under 30 vedono poi crescere il divario rispetto agli adulti di quasi il 20% (41% contro 58% / 59%). Donne e giovani sono infatti più presenti nelle piccole imprese dove l’Articolo 18 non vale, oltre che ad avere più frequentemente contratti a tempo determinato in grandi aziende.

Fermo restando che per il momento, secondo quanto dichiarato dagli esponenti del Governo – concludono i ricercatori di DATAGIOVANI – l’Articolo 18 non è in discussione, va rilevato come per giovani e donne nel nostro Paese le tutele del posto di lavoro, oltre che la disponibilità di posti stessi, siano già estremamente più labili di quelle di cui possono godere gli altri lavoratori. Il primo tema da affrontare deve essere dunque quello di una maggiore accessibilità ed estensione degli ammortizzatori sociali e dell’efficienza delle strutture per l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.

 

Villa Ada (Roma)

Che sconforto!

 

Dopo le libagioni natalizie una bella passeggiata in uno dei parchi piu' estesi di Roma (180 ettari), fa proprio bene. Villa Ada, ovvero villa Savoia, residenza di Vittorio Emanuele III, che vi fece arrestare Mussolini, e' il luogo ideale per una bella camminata, ma piu' la percorri, piu' aumenta lo sconforto. Non si puo' dire che la cura del verde, degli immobili e degli impianti sia una priorita' per i nostri amministratori. Le foto possono testimoniare che la manutenzione lascia a desiderare: non abbiamo visto un lampione con la sua lampadina, per non dire che alcuni sono “scapicozzati” o abbattuti; il tempio di Flora devastato; la fontana dell'ottocento in disarmo; alberi crollati; edifici degradati.

Roma Capitale, e' il nuovo nome della Citta' Eterna, proclama il Sindaco, Gianni Alemanno. Di Capitale, Roma ha proprio poco.

 

Situazione esplosiva ai Pronto Soccorso di Roma

allarme rosso per sovraffollamento

 

In relazione allo stato di agitazione proclamato dal personale del Pronto Soccorso dell’Azienda San Camillo Forlanini, il Responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti Corrado Stillo ha dichiarato: “La situazione dei Pronto Soccorso degli ospedali della Capitale rischia di andare fuori controllo con gravi ripercussioni sul diritto alla salute dei romani”.

Dopo la denuncia di un’anziana novantenne rimasta ore al Pronto Soccorso di Tor Vergata su una sedia a rotelle per mancanza di barelle, ore è la volta di un’agitazione del personale del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Camillo che lamenta assenze di qualsiasi confort per i pazienti in attesa di visite d’urgenza.

In un recente monitoraggio, compiuto dall’Associazione “Giuseppe Dossetti” in diverse strutture di Pronto Soccorso di Roma, sono emersi i problemi ora denunciati dallo stato d’agitazione: carico di lavoro per medici ed infermieri insopportabile, anticamera dei malati in barelle in attesa della ricerca di un posto letto che arriva spesso dopo giorni, mancanza di sicurezza nelle ore notturne, insufficienza delle barelle con sostituzione impropria delle lettighe dei mezzi dell’ARES.

Il tema della dignità del malato e dei suoi familiari non viene per niente preso in esame dai vertici della Regione Lazio, più preoccupati di mantenere i loro privilegi che garantire la tutela dei diritti dei cittadini.

I responsabili della sanità laziale dovrebbero occuparsi con urgenza e sollecitudine di una situazione esplosiva quale quella dei Pronto Soccorso, aprendo da subito un tavolo di confronto e di proposte con i rappresentanti delle organizzazioni dei cittadini, dei sindacati degli operatori medici e non medici.

 

Giustizia

Abolire l’obbligo dell’avvocato per tutte le cause civili dinnanzi il giudice di pace, adottando il modello europeo per le cause di modesta entita'

 

Tra i numerosi interventi urgenti sulla giustizia del Governo, ce n’è uno che aspettavamo da molti anni: l’innalzamento della soglia massima, oggi 516 euro, per rivolgersi al giudice di pace senza avvocato. Purtroppo la nuova soglia, 1.000 euro, è davvero un passo troppo timido, seppur nella giusta direzione. Dopo vent’anni che questa soglia non veniva toccata, ci aspettavamo un provvedimento più coraggioso. Nonostante questo innalzamento, saranno ancora troppi i cittadini costretti a rinunciare a far valere i propri diritti in giudizio perché obbligati a pagarsi un legale.

Si consideri poi che, grazie ad una normativa europea (Regolamento CE 861/2007), (1) già oggi ci si può rivolgere al giudice di pace senza avvocato per importi fino a 2.000 euro se la controparte è straniera. Ad esempio, se un consumatore italiano acquista un bene difettoso da un venditore francese o irlandese, potrà fargli causa senza avvocato per valori fino a 2.000 euro. Se invece acquista da un venditore italiano, dovrà rivolgersi ad un legale per importi superiori a 1.000 euro.
Non solo. Nell’ambito del procedimento europeo per le controversie di modesta entità, il cittadino può utilizzare una semplice e intuitiva modulistica, senza bisogno di redigere complicati atti di citazione. Il procedimento si svolge poi tutto per corrispondenza, senza la necessità di doversi recare presso l’ufficio del giudice per depositare atti e per presenziare alle udienze, come prevede il rito italiano.

Invitiamo il ministro della Giustizia quantomeno a garantire il livello minimo di snellezza e semplificazione che oggi vediamo in ambito europeo, portando la soglia ad almeno 2.000 euro. Infatti, siamo convinti che possa anche andare oltre, come accade in molti Paesi europei: abolire l’obbligo di assistenza legale per tutte le cause civili dinnanzi il giudice di pace e l’adozione per queste di un rito semplificato e accessibile a tutti sul modello europeo. Questo non risponderebbe solo alla domanda di giustizia che proviene dai consumatori, spesso coinvolti in controversie di poche centinaia o migliaia di euro e che oggi rinunciano pur di non doversi rivolgere ad un legale, ma permetterebbe anche di snellire le barocche procedure che ingolfano gli uffici giudiziari.

 

PROVINCE

RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

Le Province non ci stanno e daranno battaglia anche sul terreno europeo: infatti, Emilio Verrengia, Segretario generale aggiunto dell’AICCRE e Presidente della Delegazione italiana del CPLRE (l’organismo degli Enti locali nel Consiglio d’Europa) ha annunciato, a margine dell’Assemblea dell’UPI che si è svolta a Roma, che “faremo ricorso alla Corte di Giustizia europea, in quanto l’abrogazione delle Province è contraria ai principi della Carta europea delle autonomie locali, ratificata dall’Italia nel maggio del 1990 ed entrata in vigore a settembre dello stesso anno”. Della questione dell’abrogazione delle Province si era già parlato nei mesi scorsi a Strasburgo, quando lo stesso Verrengia aveva presentato alla commissione Governance del Consiglio d’Europa una proposta di risoluzione sul ruolo e l’importanza del livello del governo locale intermedio, redatto dalla CEPLI (Confederazione Europea dei Poteri Locali Intermedi). Verrengia ha anche annunciato la nascita di un coordinamento dei Presidenti di Consigli provinciali sotto la guida dell’AICCRE.

 

Diritti consumatori

Nuova direttiva UE

 

E' entrata in vigore la nuova direttiva europea sui diritti dei consumatori. Ora gli Stati membri hanno due anni di tempo per recepire la nuova normativa. In particolare la direttiva detta regole per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali e quelli in materia di contratti a distanza, prima disciplinati da altre direttive che sono state riesaminate alla luce dell’esperienza e per semplificare e aggiornare le norme applicabili, rimuovere le incoerenze e colmare le lacune indesiderate. Sono previsti nuovi obblighi di informazione al consumatore e il diritto di recesso viene portato dagli attuali 10 a 14 giorni. Tra l'altro, viene prescritto che il consumatore non è tenuto a pagare più della tariffa di base quando contatta un professionista che utilizza una linea telefonica dedicata alle informazioni sul contratto concluso.
Speriamo che questa nuova direttiva venga rapidamente recepita e non si debba aspettare i due anni, e oltre, per metterci al passo con le norme comunitarie

 

Saldi

cerchiamo di non essere ridicoli

aboliamo questa parola da qualunque normativa

 

Fa effetto leggere che la Regione Lazio ha deciso di anticipare i saldi al 5 gennaio, un effetto dovuto al fatto che si ha l'impressione di essere in un mondo irreale. Dal 1 gennaio scatta la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali e c'è ancora chi pensa ai saldi, dimostrazione di come qualcuno, nella fattispecie le corporazioni dei commercianti, non si vuole ancora rendere conto che il mondo sta cambiando e, nella fattispecie, quel cambiamento del loro mondo che avrebbe dovuto esser tale già da diversi anni, non è più possibile fermarlo con trucchi, trucchetti, lacci, sgambetti, e così via,

Che senso hanno i saldi nel momento in cui le promozioni si fanno in tutti i momenti dell'anno?

Per quale motivo si vuol far credere che quello dei saldi sia l'unico periodo delle occasioni, se non perché ci sarebbero amministrazioni locali e associazioni delle specifiche corporazioni che vogliono in questo modo rimarcare il proprio potere di controllo del business dei commercianti?

Invece di concentrarsi sui meccanismi di mercato che possono indurre a particolari offerte e particolari occasioni (su questo potrebbe incentrarsi il supporto delle amministrazioni locali e delle associazioni di categoria), si vuol continuare a far credere che possa esistere un controllo del mercato, non solo, ma che questo controllo possa essere fondamentale per il business di ognuno e per i vantaggi dei consumatori.

Ultimi colpi di cosa? Ce lo auguriamo. Aspettiamo che tutti i lungimiranti che oggi stanno facendo sentire la propria voce contro il blocco o la scarsità delle liberalizzazioni messe in atto dal Governo, si facciano sentire anche in questa occasione perché la parola “saldi” sia cancellata da qualunque provvedimento normativo.